La stagione 2002/2003 è stata il punto più alto, soprattutto per quanto riguarda l'indice di gradimento (e sopportazione) dei tifosi, della società attuale di matrice cimminelliana. La salvezza raggiunta con ampio margine e il ritorno di un certo "spirito Toro", grazie soprattutto a Giancarlo Camolese, avevano creato illusioni di un futuro degno della storia granata.
Ma così, a oggi, non è stato. Tanti, troppi gli errori a cominciare dal rapporto con i tifosi, andato deteriorandosi sempre di più non solo per i peggiori risultati sportivi che la società nata nel 1906 avesse mai collezionato.
Lo scandalo Filadelfia ad esempio, ridotto a un cumulo di macerie dall'amministrazione Novelli nel 1997 e mai ricostruito: promesse, parole vane, false illusioni, personaggi in cerca di facile popolarità, addirittura ipotesi dissacratorie come quella di costruirci sopra un supermercato. Chi volesse oggi fare due passi sul terreno del glorioso stadio di Torino, se tifoso granata ma forse non solo, ne uscirebbe con le lacrime agli occhi.
La stagione 2003/2004, totalmente deludente sul piano sportivo e conclusasi con una mediocre stagione in serie B, ha sancito la definitiva frattura tra l'attuale dirigenza e la tifoseria granata. A poco sono serviti i tentativi di riportare in ruoli chiave vecchie glorie come Zaccarelli e Cravero.
I continui proclami di "società in vendita" non hanno trovato riscontro nella realtà dove acquirenti, legittimi e non, si sono succeduti con facilità disarmante e con altrettanta facilità sono poi spariti nel nulla.
Nonostante i risultati al limite dell'umiliazione, la stagione 2004/2005 si apre di nuovo sotto ausipici di promozione. Gli acquisti per puntare alla serie A arrivano, e alcune conferme, tra le quali il discusso Ezio Rossi, nonostante un certo scetticismo residuo fanno pensare che la scalata possa ricominciare. Un Toro d'inizio stagione semplicemente strepitoso illude che tutto possa essere facile.
La promozione arriva invece soffertissima, a causa anche di un esonero dell'allenatore più volte annunciato e troppo a lungo rimandato dimostrando ancora una volta l'improvvisazione più totale dal punto di vista dei vertici societari. In realtà sono pochi quelli che puntano il dito contro i problemi finanziari della gestione C&R, sia durante il campionato che nel corso dell'ultimo decisivo mese di giugno. Soltanto voci, sembrano.
La serie A conquistata ai supplementari col Perugia, il 26 giugno davanti a 54.000 spettatori (record stagionale del Delle Alpi) dura solo tre giorni, il 30 luglio la Guardia di Finanza irrompe nella sede del Torino Calcio 1906 a causa di una fidejussione falsa che avrebbe dovuto garantire l'iscrizione al campionato, procurata dall'ex presidente del Venezia Gallo e risultata invece un vero e proprio bidone. E' il panico.
La FIGC di Carraro non esita, guarda un pò, a fare il suo dovere nel nome di un fantomatico "anno 0" della giustizia sportiva, e ci estromette dalla serie A tanto faticosamente acquisita sul campo.
Il problema è costituito da 38 milioni di debito Irpef: trucco diffuso, tra le società di calcio, pare essere quello di versare ai dipendenti gli stipendi, trattenere regolarmente la percentuale per l'erario tranne poi non andare a versarla a norma di legge. Cimminelli non ha fatto eccezione e il debito si è accumulato.
Nessuna banca gli concede più un centesimo. Le autorità cittadine lo abbandonano. Strane ipotesi di giochi immobiliari che tanto per cambiare vedono coinvolta anche l'altra odiosa metà (meno) cittadina.
L'unica cosa che appare chiara è che i 38 milioni, se dovessero sbucare fuori in qualche modo, garantirebbero la serie A poiché l'accordo col fisco (a detta di Cimminelli) c'è.
Seguono però 6 settimane di agonia: i soldi ci sono, i soldi non ci sono.
Le bugie di Romero (mai così fluenti in 5 anni di presidenza) non servono a ripianare il buco e così di appello in appello ci si ritrova al 12 agosto 2005, quando il Consiglio di Stato - ultimo grado di appello - decreta la morte del Torino Calcio 1906 s.p.a.
E' il Lodo Petrucci a salvarci dalla serie C2, il nascente SCC Torino di Marengo e Rodda rileva il titolo sportivo e fa rinascere il Toro.
Ma dalla serie B, di nuovo.