
Il 19 aprile 2000 il Torino Calcio viene acquisito dall'industriale della plastica Francesco Cimminelli, dopo un lungo braccio di ferro con la vecchia presidenza della HSC con a capo Massimo Vidulich. Grazie anche ad una campagna stampa a favore, l'azionista di maggioranza della Ergom diviene proprietario della squadra granata, designando come presidente Giuseppe Aghemo, colorito personaggio dalla indubbia fede granata.
Nonostante la squadra sia in quel momento in una situazione disastrosa con la Serie B di nuovo alle porte, il cambio di dirigenza viene accolto con entusiasmo dai tifosi. La speranza immediata era quella di un cambio di rotta nella stagione in corso evitando così la retrocessione, ma in prospettiva futura si credeva in una stabilità economica e in una organizzazione societaria che mancava ormai da tempo.
Il 20 maggio 2000 si dimette con incredibilie rapidità Beppe Aghemo "È una decisione sofferta - afferma Aghemo in un comunicato - ed è legata alle ripetute scelte, non solo di carattere tecnico, assunte dalla proprietà e non condivise da me in alcun modo". Sembra che alcune scelte del patron, come quella di affidare al Pieroni del "caso Bucci" l'incarico di direttore sportivo, fossero state prese senza consultare in alcun modo l'attuale presidente. Aghemo comunque ritornerà in società nel novembre 2000, con l'incarico di consigliere.
Al suo posto viene nominato presidente Attilio Romero, la cui passione per il Toro assume caratteri profondi e drammatici (vicenda Gigi Meroni), ma a livello formale non è certo in dubbio. Non a tutti però sfugge il suo altrettanto profondo legame con casa Fiat - come del resto anche per il patron - in quanto addetto alle pubbliche relazioni dell'azienda automobilistica.
Cimminelli invece fin da subito non pare essere tifoso del Toro, non ha certo remore a dichiarare pubblicamente la sua fede bianconera facendo sembrare l'acquisto più un azione di marketing che di passione calcistica.
Tuttavia l'investimento in denaro contante è massiccio: la vecchia gestione lascia un passivo di 150 miliardi, ripianato completamente dal gruppo cimminelliano e culminato con il passaggio della società in fascia A nel giugno del 2001. Il nuovo patron è personaggio dal carattere forte, darà parecchie dimostrazioni della sua ferrea logica aziendale anche con scelte impopolari che dimostrano la sua inesistente passione per i colori granata, spesso anche con affermazioni di puro disprezzo per i tifosi del Toro.
Dal punto di vista sportivo, la squadra appena rilevata da Cimminelli è in una situazione difficile: con Mondonico in panchina retrocede nuovamente in B alla fine della stagione 2000/2001, costellata da infortuni determinanti (Scarchilli ad esempio), carenze varie nel parco giocatori, scelte tecniche discutibili, spogliatoio poco unito. L'intenzione però è quella di ritornare immediatamente in serie A, ritorno che poi diventerà un'impresa memorabile grazie alla rimonta dal quart'ultimo posto al primo, battendo ogni record della serie B. E' il primo e unico trionfo dell'era Cimminelli, che aveva avuto il coraggio di puntare sullo sconosciuto allenatore Giancarlo Camolese.
Per la A vengono spese tantissime parole su programmi gloriosi di Coppa Uefa, piazzamenti di valore, dimostrando da un lato la grande volontà di creare un Torino stabilmente nella massima serie e in grado di insidiare le grandi ricche del calcio italiano, dall'altro una certa inesperienza, lanciando programmi e sogni di gloria certamente prematuri e pericolosi per una squadra neo promossa.
Fonte immagini: Alè Toro dell'epoca, rivista ufficiale granata