ORFEO PIANELLI 1963/ 1973 - L'ultimo grande Toro

a cura dell'Opinionista di Fedegranata.it

PRIMA PARTE

Orfeo PianelliC'è grande curiosità, nella Torino granata, il 24 febbraio 1963: e non tanto per l'incontro casalingo col Genoa, che viene a metà di uno dei tanti troppi campionati di transizione che il Torino disputa da un giorno, da QUEL giorno, ma per vedere da vicino l'uomo che ha rilevato la presidenza della squadra.
Eccolo: paffuto, vivace, estroverso. Sembra abbastanza simpatico.
Ma non solo.
Pare che abbia grandi progetti in cantiere: venuto a Torino per lavoro, è rimasto stregato da quella squadra che ha prima entusiasmato e poi lacerato con la sua tragica fine l'anima di un'intera nazione; e che voglia riportare il Torino lassù, dove da allora solo la Grande Fiorentina di "Fuffo" Bernardini ha interrotto la tirannia delle tre squadre principali.
"Chissa", pensa la maggioranza dei tifosi. Intanto inizia la partita. E' un'esordio fortunato per Orfeo Pianelli: il Toro vince 2-0 coi goal di Hitchens e Crippa.

Nereo Rocco.
I Tifosi Granata sono piacevolmente esterefatti: l'uomo che prima ha creato il Padova dei miracoli e poi ha portato il Milan a vincere la prima Coppa dei Campioni Italiana è stato ingaggiato per allenare il Toro.
Si è temuto che l'euforia della vittoria inducesse il paron a restare a Milano.
Non è successo, il triestino è uomo di parola.

Stagione 1964-65. C'è aria di novità in casa Toro: oltre alla definitiva maturazione di Ferrini, si segnalano in prima squadra un durissimo terzino dallo sguardo angelico, le gambe ad ics e la grinta indomabile: Roberto Rosato e, sopratutto, ad incantare le folle che lo vedono in alenamento un eccentrico poeta del calcio,che si diletta di pittura e che è destinato ad entrare nel cuore della tifoseria: Gigi meroni, la farfalla granata.
La Stagione è ottima: il Toro è sin dall'inizio nelle prime posizioni. L'inglese Hitchens segna a ripetizione e Meroni inizia ad incantare le folle che lo portano in delirio quando con una sua doppietta e due assist il Toro seppellisce il Cagliari di Gigi Riva il giorno di Natale 1964; un Toro che si prende anche il lusso di spaventare la Grande Inter di Herrera che ospita i granata nell'ultima giornata, quella che può valere lo scudetto per i nerazzuri, cui basterebbe il pari.
Ma Rocco vuol giocare un dispetto ai vecchi avversari: i suoi non concedono nulla e rimontano il vantaggio di Jair con le reti di Gigi Simoni (alla sua migliore annata nel Toro) e Ferrini, mentre solo un discusso rigore al 90° consente a Mazzola di realizzare il pari.
E' terzo posto finale,con l'emozione di essere tornati dove non si era da tanto, troppo tempo.
Parallelamente i granata disputano un'ottima Coppa Coppe: dopo aver realizzato l'impresa di eliminare gli slavi dello Zagabria a casa loro vengono eliminati dal Monaco 1860 in semifinale alla "bella", dopo tre accesissime partite.
I Tifosi iniziano a sognare.

Per questo, il risveglio l'anno succesivo è quantomai brusco.
Il Toro non ingrana, una serie di pareggi iniziali smorza gli entusiasmi, arrivando così alla contestazione quando, il 27 febbraio 1966, la squadra perde al 90° un'incredibile partita contro il derelitto Varese retrocesso da tempo.
E' la prima di una di quelle "ricadute periodiche" che si alterneranno alle stagoni positive fno al 1975, cadute destinate ad incupire non solo i tifosi ma anche quel presidente passionale che sogna di riuscire ad emulare, anche solo per un giorno, Ferruccio Novo.

Pianelli e RoccoArriva dal Milan un altro monumento del calcio italico: Cesare Maldini.
Il Toro si riprende e dopo i consueti smarrimenti iniziali realizza un'epica impresa espugnano il campo dell'Inter inviolato da 3 anni, il 12 Marzo 1967.
E' l'anno migliore di Meroni che realizza lo stupendo gol con cui i granata passano in vantaggio a san Siro e da spettacolo quasi tutte le domeniche, intendendosi alla perfezione con l'argentino nestor Combin, altro tessitore di calcio che manda in delirio la curva Maratona.
La favola di Gigi Meroni si interrompe, nell'assurdo modo che tuti sanno, nell'ottobre 1967; con le lacrime agli occhi,gli uomini di Cadè, subentrato a Rocco tornato al Milan, lo onorano distruggendo la Juve in un memorabile 4-0 la domenica successiva: Combin scatenato realizza una tripletta.
Un risarcimento parziale per una perdita destinata a segnare il Toro per tutta la stagione, rinnovando l'antico dolore di superga che le giocate di Gigi stavano facendo dimenticare.
A bilanciare un anonimo 7° posto arriva a fine stagione la prima vittoria della presidenza: la Coppa Italia, vinta dominando il girone finale con Bologna, Inter e Milan.
I tifosi gioiscono per il ritorno nell'Europa che conta, ma le annate successive smentiscono ancora una volta i ritrovati entusiasmi.

Il Toro cambia ancora volto nel 1970 assumendo una fisionomia ben precisa: in porta, dopo il grande Lido Vieri, arriva un giovane dalle straordinarie doti acrobatiche: Luciano castellini.
In difesa accanto a Cereser e Poletti comanda l'area il sanguigno e autoritario Aldo Agroppi: in attacco inizia a mettersi in luce, dopo un difficile inizio, un brianzolo a nome Paolo Pulici.
Ma il vero colpo Pianelli lo realizza strappando alla concorrenza del Napoli la più promettente ala del calcio Italiano: Caudio Sala, destinato a divenire per tutti il Poeta del gol.
A Genova,il 27 giugno 1971, arriva il primo trionfo di questa nuova squadra, con la vittoria in Coppa Italia ai rigori a Genova contro il milan, dove Castellini ipnotizza Rivera e regala la Coppa al Toro.
E'un segno che è giunta l'ora di lanciare l'assalto al campionato.

Stagione memorabile, per il Torino, quella 1971-72;
Memorabile e amara come poche altre volte.
Guidati in panchina dall'impetuoso Sardo Giagnoni, i ragazzi di Pianelli si mettono in luce all'inizio vincendo a Mantova e col Cagliari, quando il solito calo di metà stagione che coincide con una sconfitta nel derby più netta del 2-1 finale, e altre battute di arresto sembrano relegare la squadra nel solito limbo di zona UEFA, mentre Juve e Milan battagliano davanti.
Il cambio di passo,improvviso,arriva con la vittoria di Cagliari: Bui e Pulici, che sta finalmente ingranando, realizzano una vittoria sorprendente in Sardegna e sull'onda dell'entusiasmo i granata si presentano al derby di ritorno a soli 3 punti di distacco, il 26 marzo 1972.
Torino trattiene il fiato per assistere ad un derby che può valere lo scudetto.
Giagnoni carica benissimo la truppa che risponde allo svantaggio iniziale siglato da Anastasi pareggiando con Sala e, dopo un autentico bombardamento alla porta di carmignani, vincendo con una rete segnata da Agroppi, l'uomo che sente il derby più di ogni altro.
Sull'onda del'entusiamo, sopito da decenni, i granata superano anche il Napoli dopo una gara drammatica, al 90°, e la domenica succesiva tra il boato dei tifosi arrivano al primo posto solitario.
E' la 26 a giornata, -4 dalla fine.
Il calendario riserva due trasferte: quella difficilissima di Milano col Milan ancora in corsa, e quella di Verona contro una squadra in lotta per la salvezza: giorni di febbrile attesa per i tifosi che quasi non credono di star toccando con mano lo scudetto.
20.000 tifosi seguono i granata a san Siro.
E, di colpo, l'incantesimo si rompe: la squadra sente di colpo tutto il peso della rimonta effettuata, giochicchia senza rendersi quasi mai pericolosa, e perde su un rigore contestato di Benetti al 46°.
L'amarezza è immensa,anche perchè i granata ripetono la sconcertante prestazione a Verona, dove non vanno oltre lo 0-0 contro un avversario disperato, consentendo il contro-sorpasso alla juve che tiene il vantaggio nonostante le 2 vittorie conclusive del Toro.
Amarezza immensa, perchè a pesare sul campionato c'è anche un clamoroso errore compiuto dal signor Barbaresco di Cormons e dai guardalinee durante Samp-Torino alla 21a giornata, quando un tiro di Agroppi respinto ampiamente dietro la linea di porta dal difensore doriano Marcello lippi (....) non viene visto dalla terna,.
Risultato finale: 2-1 per i doriani.
E la classifica finale che recita:
Juventus 43.
Torino e Milan 42.
Rimane almeno,la soddisfazione di avere lottato, di avere riassaporato, sia pure per una sola settimana, la vetta della classifica e la convinzione di una squadra che possa rimanere competitiva.

Ma, come già altre volte ,la squadra non si ripete, e la stagione 1972-1973 è da ricordare più che altro per la definitiva esplosione di Pulici, capocannoniere con 17 goal, uno dei quali realizzato a Zoff nel derby di andata con uno straordinario pallonetto da 30 metri fa dire a Gianni Brera: "dentro a questo giovane brianzolo urla il ciclone". Puliciclone il soprannome che accompagnerà il bomber di lì in avanti.
Il campionato del Toro è a due facce: eccellente fra le mura amiche (memorabile un 4-0 all'inter), sconcertante fuori casa, con sconfitte su campi tutt'altro che impossibili come Palermo e Vicenza.
Il trend non si inverte nelle due stagioni successive sebbene Pulici continui a segnare caterve di goal con la complicità di un'altra scoperta di Pianelli, Ciccio Graziani di Subiaco, e sebbene Sala, ormai riconosciuto assieme a Causio come la migliore ala nazionale, sforni per i due attaccanti cross al bacio in continuazione.
Manca qualcosa,il presidente se ne è accorto da tempo.
Un miscelatore, qualcuno che sappia incanalare l'energia estemporanea che il Toro produce in alcune singole partite e portarla ad una dimensione continua, stabile.
Questo miscelatore viene visto in Gigi Radice, giovane tecnico ed ex giocatore messosi in luce a Firenze giocando un ottimo calcio e poi a Cagliari, salvando una squadra in condizioni precarie.