SULLA PIETA' DEL CAMPIONATO SERIE A 2005


31.01.2005

Otto RehagelIl capitano Fritz Weber degli Jager (alpini) austriaci nel suo bellissimo libro "Tappe della disfatta" in cui descrive la guerra 15-18, parlando delle offensive italiane dice: "Si accontentano di quel poco che hanno invece che del molto che potrebbero ottenere: conquistato un colle vi si arroccano, non osano, non si rendono conto delle occasioni che hanno di rimpinguare il bottino. "
90 anni dopo ci accorgiamo che nel fortunatamente meno cruento gioco del calcio nulla è cambiato di questa mentalità e dei vizi che essa contiene.
Come temevamo, Rehagel ha fatto scuola.
Consideriamo Rehagel uno die migliori allenatori di sempre (anche prima del trionfo continentale), ma l'atteggiamento che la Grecia era, in un cetto senso, obbligata a tenere per poter vincere contro le altre montate formazioni del continente non ce lo aspettavamo sinceramente da allenatori come Guidolin, Novellino, Capello, le cui squadre hanno sempre espresso gioco e spesso spettacolo.
Chi è cresciuto nel periodo dell'onda lunga del sacchismo (primi anni 90') stenta a riconoscersi in un campionato che assomiglia più a certi scadenti tornei anni 70' (un esempio per tutti, la prima giornata 79'-80' con 6 goal in 8 partite...) che alle spettacolari competizioni osservate ad esempio negli anni 90'.
E' stata una stagione breve, prematuramente stroncata dai soliti profeti dell'italianismo richiamati ad uccidere la Nazionale dopo il rigore sbagliato da Baggio a Pasadena, e dall'esasperazione perseguita pervicacemente sin dalle scuole giovanili, della tattica e della preparazione atletica a discapito del bagaglio tecnico dei giovani.
Fortunatamente alcuni allenatori delle Giovanili (Bruno Conti ad esempio) insistono nel previlegiare il secondo aspetto e non è un caso che il serbatoio giovanile della Roma abbia prodotto molti più giocatori di altre celebri squadre serve dell'ottica pubblicistica per cui è preferibile imbottirsi di cmapioni 30enni sponsorizzati che coltivare i giovani che "costano" investimenti che possono none essere mantenuti e via così.
A questi difetti si aggiunge una scoperta che può apparire paradossale ma in realtà è molto logica.
A parte Milan ed Inter, beneficiate dalla munificità dei loro presidenti, assistiamo per le altre squadre ad un prepotente ritorno degli italiani nelle squadre. I piccoli e medi club che non hanno le possibilità finanziarie dei bestioni sono state le prime vittime di quel grande fallimento non detto che è stata Sky (e delle porcherie successive del digitale terestre) e di conseguenza hanno chiuso i cordoni della borsa "riscoprendo" i giovani.
Con conseguenze per lo più tristi, come dimostrano il gioco e i risultati di Brescia ed Atalanta giusto per citare due fallimenti attuali.
Il fatto che con la diminuzione degli stranieri (giustamente invocata) si stia tornando ad un calcio stile epoca buia è la conferma che quella endemica caratteristica notata dal capitano Weber 90 anni fa è tuttora ben presente nel carattere italico.
Non sorprenda dunque che uno die più noti giornalisti calcistici italici adesso celebri Zeman come "folgorato sulla retta via" poichè ha vinto le 2 ultime partite 1-0 anzichè 3-1.
In serie A ci apprestiamo a vivere, a meno di eventi assai improbabili, 17 giornate brutte con 3 retrocessioni che appaiono già assegnate e una "lotta" al vertice quanto mai monotana.
Ah già, dimenticavamo la grande lotta per il 4° posto.
Proprio utile questa Champions allargata, altrimenti come riempire le colonne dei giornali?

 

 

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