Leonardo Sciascia diceva che come due più due fa quattro, vedendo ciò che accade è facile prevedere ciò che accadrà.
Questa edizione della Champions League, giunta ai quarti di finale, ha confermato il dominio
italo-spagnolo delle ultime edizioni, solo parzialmente messo in discussione dalla vittoria del Liverpool, caduto contro il ben organizzato e volenteroso Benfica di Koeman,
la scorsa stagione. 2 vittorie, 2 finali e 5 semifinali per la Spagna dal 2000 ad oggi.
Per l' Italia quest'anno la possibilità di bissare il tris di semifinaliste del 2003, più il Milan finalista lo scorso anno.
In attesa di esaminare nel dettaglio le situazioni calcistiche delle varie nazioni e le loro prospettive future in quella che, visto lo stato narcolettico dei principali campionati nazionali, è destinato sempre più a divenire l'unico vero motivo di interesse pallonaro,
un'osservazione generale.
Non c'è posto nella Champions per i "miracoli del calcio".
E non parliamo delle vittorie contro pronostico di Porto o Liverpool,
ma di quei club medio-provinciali che arrivano a quel terzo-quarto posto che significa il sogno europeo.
L' esempio più eclatante di come la Champions sia deleteria per tali club ce lo offre proprio l' Udinese.
A 2 punti dalla zona B, con una squadra in pieno caos e inadatta alla lotta salvezza.
Fosse solo il caso dei friulani, potremmo parlare di errori di gestione societaria, di passo più lungo della gamba,etc.
Ma la stessa situazione la sta vivendo il Real Betis, quarta l'anno scorso in Spagna.
E lo stesso Everton ha vissuto il "dramma" di una partenza disastrosa.
L' inadeguatezza di questi club a sopravvivere ai meccanismi della Champions non è data da una loro scarsa volontà di impegnarvicisi, ma dal fatto che non riescono a reggerne i costi.
Sul piano dei risultati perchè il logorio di minime 8 massimo 15 partite infrasettimanali pesa
su organici che non possono permettersi di essere quantitativamente alla pari di quelli faraonici delle solite grandi, col risultato che fatalmente le energie vengono a mancare in entrambe le competizioni.
E in secondo luogo perchè non possono permettersi finanziariamente quelli acquisti necessari per essere competitivi oltre un primo turno passato per miracolo.
Pizarro e Jankulovski venduti al Milan e all' Inter per fare tribuna la dicono lunga: oggi i calciatori preferiscono svernare senza gloria nelle tribune milanesi o sulle panchine, anziché
essere protagonisti di sogni provinciali come quelli vissuti da Parma o Vicenza negli anni 90'.
Quando Barreto è l'acquisto di punta di una squadra Champions, è facile capire come si andrà a finire. Unica eccezione a questo grigio panorama il Villareal di Riquelme e Forlan, che a differenza dell'Udinese emerge da un campionato nazionale che alle sempiterne Real e Barcellona ha affiancato negli ultimi anni una certa varietà di squadre in grado di ottenere in Europa ottimi risultati ( Valencia, Deportivo, Alavès, Celta Vigo).
La GERMANIA è la nazione che è uscita peggio da questa edizione della coppa.
Il calcio tedesco paga in generale la crisi dei propri talenti,visibile anche nella nazionale maggiore, e la carenza di qualità delle proprie squadre. il Bayern Monaco, Juve di Germania degli ultimi 30 anni non solo per il noioso monopolio degli scudetti patrii ma anche per le sofferenze europee, ha sempre dato negli ultimi anni l'idea di una squadra troppo legata all' atletismo, al fisico, e poco attenta alla classe dei propri giocatori.
Ballack ha per lo più deluso, senza ripetere gli exploit di Leverkusen, Makaay e gli attaccanti in generale sono spesso apparsi imbarazzanti in questi anni,coppie offensive che non reggono assolutamente il parallelo con quelle delle big di Italia, Spagna e a tratti Inghilterra.
I problemi del Bayern , eliminato dal milan per la 4 volta su 4 scontri diretti europei dal 1968 ad oggi,sono in generale i problemi di tutte le altre squadre tedesche. Imbarazzanti i pressappochismi difensivi dello sfigato Werder Brema visto a Torino, troppo legati alla condizione atletica lo Schalke e le altre squadre tedesche.
Va detto che assieme a questa crisi di giocatori di talento il calcio tedesco paga, come quello olandese e quello francese, la propria onestà. Onestà non nel senso che gli scandali e gli illeciti non vi siano (vedasi il caso hoyzer), ma nel senso di avere scelto la via dei bilanci in ordine e degli acquisti sensati,il che gli pone logicamente al di sotto delle folli spese di Real o Chelsea o delle squadre italiane, dai bilanci palesemente falsi e finanziate con un sistema rapinoso di ripartizione dei diritti televisivi.
Stessa crisi per il calcio olandese e quello francese, non inganni il "fenomeno" Lione:
di squadre rampanti in Europa la FRANCIA ne ha spesso proposte; lo sfortunato st Etienne degli anni70', il Marsiglia spettacolare e circondato da ombre dei primi anni 90', il Monaco di Deschamps di 2 anni fa poi dissoltosi come una bolla di sapone. Dietro a questo "nome di punta" che esce fuori con cadenza decennale, il calcio francese offre molte discrete squadre, pericolose da affrontare se incappano nella giornata giusta ma assolutamente inadatte a concorrere alla vittoria finale.
Il Lione costituisce l'eccezione in quanto costruito senza la politica dei grandi nomi, così deleteria per il Real Madrid, con un progetto europeo
da realizzarsi a breve termine (forse quest'anno). Ma 1 sola coppa vinta in 50 anni di Champions e tante occasioni mancate rendono difficile pensare a qualche alternativa valida ai lionesi per il futuro.
In OLANDA si rivede la situazione vista col calcio tedesco relativamente al discorso finanziario:
il Psv dei miracoli dello scorso anno per restare in regola col bilancio si è dovuto privare di
Park (panchinaro al Manchester), Vogel (panchinaro al Milan), e van Bommel (panchinaro al Barcellona).
Vi sembra di vedere lo stesso film andato in onda all' udinese? proprio così, con al differenza che questo va in onda su scala internazionale, a conferma che senza un tetto agli ingaggi la Champions sarà destinata a riproporre le sperequazioni viste nei campionati nazionali.
Se non altro, a differenza della Germania, Ajax, Psv e AZ contano su vivai fiorenti e giocatori nazionali in continua ascesa. Certo, se per sopravvivere ed essere in regola devi sempre venderli, è ovvio che non puoi aprire un ciclo ma sperare sempre in una vittoria "one-shot", come quella dell'Ajax 10 anni fa.
Il calcio INGLESE, al di là della vittoria miracolosa dello scorso anno, non è uscito bene da questa
edizione, al di là di cosa farà l'Arsenal. Da alcuni anni è un calcio che di inglese ha conservato solo il carattere e la bellezza di stadi e campi da gioco. Le squadre si sono imbottite di stranieri, e tecnici come Benitez e il pur vincente (in patria..) Mourinho hanno impoverito il gioco. Una volta assieme alla Bundesliga la premier era il campionato con più gol e più spettacolo; adesso gli 1-0 e gli 0-0 noiosi fioccano sistematicamente.
Il Chelsea che massacra il campionato non rende altrettanto in Europa; paga l'avarizia tattica di Mourinho, così fruttuosa sulla lunga distanza, e l'antipatia del G14 per Abramovich; il Manchester si è accorto di essere giunto a fine ciclo solo adesso, mentre il Liverpool ha scoperto che i miracoli avvengono una volta sola.
Per il futuro paiono solo i Blues, ad eccezione di sorprese sempre possibili,la squadra "inglese" destinata ad essere più competitiva in Europa: le occorrerebbe però un cambio di mentalità, forse un tecnico più spregiudicato nelle gare di coppa.
La SPAGNA e l' ITALIA si confermano le regine della competizione. Non è casuale; sono due paesi in cui il calcio riveste un' importanza sociale superiore a quelli sopra citati, al punto da essere, sotto molti punti di vista, un vero fenomeno antropologico.
L'IITALIA è il paese che più ha beneficiato del calcio OGM, ossia di quello globalizzato venuto dopo la legge Bosman. Fa riflettere il fatto che dopo la chiusura agli stranieri del 1966 e fintanto che è durata questa chiusura (1980) l' Italia abbia vinto una sola Coppa campioni, nel 1969, col Milan che schierava comunque ancora 3 stranieri (Schennlinger, Hamrin, Sormani) e vanti una sola finalista, nel 1973, mentre dall' avvio dell' epoca berlusconiana ad oggi abbia una serie infinita di vincitrici, finaliste e semifinaliste.
La risposta è sotto gli occhi di tutti; da un lato la rivoluzione di mentalità apportata da sacchi e dagli stranieri di qualità che avevano (avevano..) anche squadre come Napoli, Parma o Sampdoria,sul piano del gioco, dall' altro la ricchezza che fluisce nelle casse delle tre solite note Grazie all' (ingiusto) sistema di ripartizione dei diritti televisivi, i finanziamenti dei paperoni di turno, le manovre lecite ed illecite di cui tutti siamo a conoscenza consentono di poter sempre ingaggiare i giocatori migliori, i Kakà, i Trezeguet, gli Adriano che in un calcio sempre più muscolare e standardizzato ti consentono di fare la differenza. Ci sarebbe molto da dire anche su una politica panem et circenses che dal 2001 è stata tesa solo e unicamente al potenziamento di Milan, Inter e Giuve, ma ne riparleremo ( e, fra le righe, ne abbiamo già parlato).
In SPAGNA, più che alle televisioni, i soldi a Real e Barcellona sono arrivati dal marketing:
sennonché la squadra di Rjikard ha fatto fruttare la splendida immagine offerta da Ronaldinho
attorniando il fuoriclasse brasiliano di giocatori forti che stanno facendo del Barcellona, sotto il profilo
dello spettacolo, la squadra più bella a vedersi della coppa assieme al milan, un vero e proprio Brasile d' Europa.
Restano però alcuni dubbi non solo sulla tenuta difensiva dei catalani troppo spesso
scricchiolante, ma sulla dipendenza, per il futuro, a livello di immagine, dal campione brasiliano.
Un Barcellona senza Ronaldinho perderebbe gran parte del suo appeal. Se restasse, garantirebbe invece, assieme al talentuoso Messi, l'apertura di un ciclo destinato a durare anni. Il futuro del Barca è legato al suo. Non è più legato a quello di Ronaldo, Beckham e altri quello del Real Madrid, da anni vera delusione del calcio europeo.
Le Merengues si sono affidate completamente al marketing, fidando che l' immagine offerta dagli acquisti milionari in serie fosse sufficiente a far ripetere alla squadra i trionfi di Heynckes e Del Bosque.
Disgraziatamente i grandi ( e sopravvalutati) acquisti non sono stati accompagnati dalla minima accortezza tattica: ceduti i portatori d'acqua necessari a rifornire i "Galacticos", ovvero gli uomini d'ordine alla Cambiasso, alla Hierro, alla Makelele, i madridisti sono sprofondati nel loro narcisismo, nella loro totale mancanza di identità e di un qualsiasi equilibrio tattico. Perez ha riconosciuto di avere sbagliato politica e si è fatto da parte.
21 semifinali di coppa parlano più di tutto; il Real è destinato a riprendersi presto il suo posto in Europa, ma ad una condizione imprescindibile; tagliare i rami secchi e recuperare la sua identità di squadra. Che non ti danno Nike, sponsor e titoloni di giornali.
In chiusura di questa carrellata, la sensazione, purtroppo ed è un purtroppo che diciamo
da appassionati del calcio come sport, non da tifosi) è di una Coppa in futuro destinata
sempre più, se non interverranno correttivi, ad "italianizzarsi", ovvero ad avere poche squadre
eternamente nei quarti e sparring partners destinati ad una rapida uscita di scena.
Ha ben detto Michel Platini chiedendosi : "Cosa devono fare in Polonia per vedere la Champions"?
L'est europeo, che aveva la Dinamo Kiev nei 70' e lo Steaua e la Stella Rossa negli anni 80', non ha più per il futuro, la possibilità di competere sul massimo palcoscenico continentale.
Dall' analisi fatta sopra emerge come senza un sistema uniforme di ripartizione dei diritti televisivi, di bilancio un tetto generale ai salari, i Club più ricchi siano destinati a "cannibalizzare" la coppa come hanno fatto col campionato.
Con la differenza che dagli ottavi in poi il sempre splendido meccanismo dell'eliminazione diretta
nega loro la sicurezza della vittoria che invece hanno in campionato.
Non è causale che come 3 anni fa siano di nuovo nei quarti gobbi, inter e milan; con la
ricchezza garantitagli dalla libertà di spesa di cui dispongono le nostre 3 squadre sono destinate,
a dominare in coppa anche nelle stagioni successive, in attesa di un intervento regolamentare da parte della UEFA.