BEATO CHI NON HA BISOGNO DI EROI


11.11.2004

L'undicesima giornata di un campionato sempre più mediocre e qualitativamente scadente (13 gol in 8 partite, addirittura 4 nei primi 45'...),salutato da certa stampa come "la rivincita delle piccole" ignorando che i primi 2 posti sono già assegnati, è comunque servita a corroborare un'opinione che non piacerà ai cultori dei Grandi Campioni e delle celebrazioni loro riservate sistematicamente dalla stampa sportiva e non: a calcio si gioca e si vince in 11,non in 1.
Frase banale,d'accordo,ma, dite voi, in che posizioni si troverebbero l'Inter senza Adriano, il Milan senza Sheva,la Roma senza Montella ?
I cultori dei solisti diranno che questa domanda porta acqua al loro mulino, sottolineando l'Importanza del grande campione.
Gli stessi cultori che confondono Importanza con Dipendenza.
Gli stessi che dicono che Maradona avrebbe fatto vincere qualunque squadra, ignorando che il Napoli il primo anno in cui vi giocò il Pibe fece un'andata da retrocessione e che vinse quando il Dio Argentino ebbe a fianco gente come Careca, Bagni, Giordano, Ferrara, Alemao, non esattamente dei dopolavoristi..
Che qualcuno poi pensi che Diego avrebbe fatto vincere lo scudetto all'Avellino, Van Basten la Coppa Campioni al Pisa e via dicendo, ognuno è liberissimo di crederlo..
La Gobba dell'anno scorso era Nedved - dipendente: appena il ceco si spense fu notte fonda. Non oso pensare cosa possa accadere all'Inter senza l'Imperatore...
La Forza di Capello allenatore è sempre stata questa. creare gruppi senza insostituibili divinità da cui aspettarsi il Miracolo o verso cui avere pericolose dipendenze psicologiche.
Quella che invece è una costante di casa-Inter, dove dopo la Ronaldo-dipendenza e la Vieri-dipendenza è l'Ora di Adriano.
Cosa abbia vinto l'Inter in questi anni seguendo tale politica tecnica è lì da vedere.
Analogamente il Milan senza Sheva ricorda quello (avendo ben più qualità, ovviamente) di Zaccheroni, dove l'ucraino doveva fare tutto perchè dietro a lui c'era il nulla.
E l'attuale primato di una squadra tutto fuorchè spettacolare od esaltante conferma la frase di Brecht che dà il titolo a questo articolo.

 

 

 

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