A noi Paolo Di Canio piace.
Piace il suo anticonformismo, il suo essere di destra in un paese dove tutti dicono di essere di sinistra (ammesso che destra e sinistra significhino ancora qualcosa, e non ne siamo sicuri), il fatto che sia uno dei pochi calciatori che quando vengono intervistati non rilasciano ciclostilati in cui gli avversari sono sempre temibili, il gruppo è unito e col Mister va tutto bene.
Paolo Di Canio è un Vincente e non perchè in carriera ha vinto un campionato (milan 96) e una Uefa, come farebbe piacere a chi reputa gli almanacchi la chiave di tutto; lo è perchè assieme a Gianfranco Zola ha vinto la scommessa estera come, anzi meglio, del Tamburino sardo dovendo lui risalire la china dopo quella celebre aggressione all'arbitro che spinse la stampa a ribattezzarlo "Animal" e gli inglesi comuni ad ironizzare sulla "latinità" degli italiani presenti nella premiership.

A lui la sfida non ha messo paura, abituato da tempo a mettersi contro tutto e tutti perchè solo così il ragazzo si sente a suo agio, sente di poter riuscire, così come da solo contro la difesa pù forte del mondo riusci ad infilare Seba Rossi con uno stupendo goal in un Napoli-Milan del 94.
La via della resurrezione non è passata solo attraveso il famoso gesto del gol non realizzato (generosità o furberia, comunque il gesto ci fu), ma attraverso il suo carattere, la determinazione, l'affetto per la maglia, qualunque maglia abbia indossato, che lo ha portato a divenire l'idolo dei "martelli" del West Ham, non proprio una squadra globalizzata all'epoca. Lui e Zola han dimostrato l'integrabilità dei nostri calciatori all'estero (non dimentichiamo Carboni) anche quando la sfida ha significato superare facili stereotipi, abbandono da parte della stampa e dei vari CT per cui chi gioca all'estero è indegno della nazionale e la sorpresa dei tifosi standard per cui un calcio all'infuori delle grandi e dei confini patri è indegno di attenzione.
Vinta la scommessa ne ha affrontata un'altra a ormai 36 anni: contribuire a salvare una squadra il cui allenatore in un anno prende la stessa somma spesa da Mancini a Natale per comprarsi due televisori al plasma.
E lo ha fatto stavolta da leader consumato, non più come il ragazzo che nel Gennaio 89' corse sotto la sud col dito alzato dopo il gol nel derby.
Lo ha fatto caricando la squadra, attirando con le sue schermaglie verso Totti (a nostro avviso in caduta inesorabile dopo gli sputi portoghesi) l'attenzione verso un derby altrimenti ignorato dalla stampa e tornato di nuovo povero dopo i fasti di pochi anni fa.
E il fascista Di Canio, The Animal, l'aggressivo Di canio segna un gol bellissimo e, come allora, corre ad esultare sotto la sud, senza dita alzate perchè 16 anni a volte insegnano qualcosa.
Ora come allora, con in mezzo una carriera affascinante, promesse non tutte sbocciate, scommesse riuscite ed altre fallite, ma con la certezza di essere sempre stato coerente e personaggio con la P maiuscola senza doversi ingraziare nesuno.
Piccole soddisfazioni che a volte,come ieri sera fanno la Storia.