SPORTIVITA' E FURBIZIA


06.12.2004

Non abbiamo mai capito da quando (nè perchè) si sia introdotta nel calcio l'abitudine di mettere fuori campo il pallone allorquando un'appartenente alla propria o all'altrui squadra si faccia del male.
Ne abbiamo visto però le conseguenze sui nostri campi: sceneggiate che han fatto apparire Mario Merola un dilettante del tema, gare spesso già brutte di loro spezzettate in maniera allucinante e perdite di tempo che neppure i recuperi spesso fiume (chi non ricorda gli 8' di recupero di un Brescia-Juve 2-0 del 2002) riescono a far recuperare.
A questa vecchia tattica per lo più sudamericana o balcanica di spreco del tempo è stata data peraltro la nomea di Fair Play o Lealtà sportiva, allorchè la realtà sportiva imporrebbe di giocare sempre e comunque con lo stesso spirito, sul 4-0 o sullo 0-3.
Non è raro in altri campionati, meno reclamizzati, vedere partite terminare 0-6 o 6-0. Risultati che spesso fanno dubitare della reale qualità di una delle 2 squadre in campo, d'accordo, ma comunque indici della volontà di giocarsela fino all'ultimo minuto.
Un concetto difficile da far capire in un campionato dove hai sempre la testa alla domenica successiva e un'allenatore che perde 4-0 - quando poteva prenderne 8 - minaccia televisivamente vendetta a quello avversario.
Gli stessi strenui difensori dell "Uomo a terra-palla fuori" sono stati i primi a scandalizzarsi quando il bresciano Mannini ha infilato la porta dell'Udinese dopo uno scontro di gioco in cui era rimasto a terra il portiere friulano De Santis, il Settembre scorso.
Diciamo subito che, visto COME APPARIVA (e il come è di importanza fondamentale) l'infortunio del portiere, il gesto di Mannini è stato sicuramente sbagliato.
Subito dopo la rete, però, il prodigioso risveglio di De Santis con corsa furiosa verso arbitro e guardalinee diede da pensare. Ovviamente i tifosi friulani urlarono allo scandalo. Ovviamente i giornalisti bresciani parlarono di sceneggiata del portiere.
Bene o male, da quel poco edificante episodio si è iniziato a mettere in discussione questa usanza da anni invalsa su tutti i campi.
il recente risultato è la ferma posizione di Fabio Capello, allenatore della seconda squadra di Torino, che ha annunciato pubblicamente che i suoi baldi giovani non metteranno più la palla fuori con l'avversario a terra.
Fabio Capello è un grande allenatore ed è stato un grande opinionista (a TMC anni 80' e in Rai) ma in questo caso si è rivelato un vero genio della comunicazione.
Attirando su di sè i consensi e più in generale le discussioni ha infatti stornato l'attenzione dei media dal primo esito di quel processo (su cui hanno elegantemente glissato i siti di molti autorevoli giornali...) che era sulla bocca di tutti, cercando di dare per di più alla squadra la nomea di "Nocchiera del cambiamento" (dal punto di vista sanitario pare esserlo stata, non sappiamo da quello sportivo).
Nessuno ha però informato Capello che, presa la decisione di non mettere più un fallo laterale la palla con l'uomo a terra, tale decisione va rispettata anche se a terra c'è uno dei tuoi uomini.
Mentre le immagini televisive sono li à documentarci che appena Oliveira cadeva a terra, i compagni si affrettavano a buttarla via...

 

 

 

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